BIRMANIA SCATTA LA LEGGE MARZIALE

Birmania, scatta la legge marziale. Ue e Gb chiedono riunione d’urgenza all’Onu. Appello di Papa Francesco per la pace. Respinta richiesta Usa di parlare alla leader del paese Aung San Suu Kyi.

BIRMANIA SCATTA LA LEGGE MARZIALE
manifestazione insegnanti nella capitale Naypyidaw

Minacce di una repressione armata, idranti sparati sulla folla nella capitale, la legge marziale nel distretto di San Chaung di Yangon, la seconda città più popolosa del Paese.
In Birmania il regime golpista fa capire di essere pronto a usare la forza, ma nel Paese le manifestazioni di protesta contro il colpo di stato di una settimana fa diventano ogni giorno più grandi.

Da una parte un esercito abituato a comandare, dall’altra una risposta popolare che i generali probabilmente non avevano messo in conto:
due forze contrapposte che fanno aumentare il rischio di violenze con il passare delle ore.

E’ la prima volta che il regime birmano lancia un duro avvertimento alla popolazione da quando sono iniziate le manifestazioni.

Quarto giorno consecutivo di proteste contro il golpe in Birmania.
Nella più grande città del Paese, dove gli assembramenti sono stati vietati – decine di insegnanti hanno
già manifestato martedì lungo la via principale usando con aria di sfida il saluto con le tre dita alzate.

BIRMANIA SCATTA LA LEGGE MARZIALE
in Myanmar i manifestanti mostrano “il saluto delle tre dita”

Allo stesso tempo, secondo quanto mostrano le immagini in diretta tv, i militari hanno di nuovo usato cannoni ad acqua contro la folla che manifestava nella capitale Naypyidaw.

Birmania scatta la legge marziale idranti contro la folla nella capitale Naypyidaw

L’Unione europea e la Gran Bretagna chiedono una riunione d’urgenza del Consiglio dei diritti umani dell’Onu dopo il golpe in Birmania.
Lo ha detto l’ambasciatore britannico a Ginevra Julian Braithwaite.
“Insieme all’Ue abbiamo presentato una richiesta per una sessione speciale sulle implicazioni per i diritti umani della crisi in Myanmar”.

La Birmania ha respinto la richiesta Usa di parlare alla leader del paese Aung San Suu Kyi.
Lo ha reso noto il portavoce del dipartimento di stato Usa Ned Price nel briefing con la stampa.

“Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite è un canale chiave per far luce sugli abusi e le violazioni dei diritti umani ovunque si verifichino e gli Stati Uniti si stanno impegnando nuovamente.
Saremo attivi, al tavolo, e guideremo gli sforzi per promuovere la responsabilità per coloro che violano i diritti umani.”
Il twett di Ned Price.

Il capo delle forze armate, generale Min Aung Hlaing, è apparso in televisione per giustificare il golpe, di nuovo con la motivazione dei
“brogli elettorali” nelle elezioni dello scorso novembre in cui ha trionfato la “Lega nazionale per la democrazia” di Aung San Suu Kyi, e annunciando nuove inchieste sulle presunte irregolarità.
“Stiamo indagando sui responsabili”, ha assicurato.
Intanto la giunta, che ha dichiarato lo stato di emergenza, ha promesso nuove elezioni ma non prima di un anno.

Ma sono spiegazioni che non convinceranno una folla fatta in gran parte di giovani,
che scendono in piazza in un’atmosfera di protesta gioiosa e con scritte, chiaramente ispirate a “meme” imparati in fretta nei pochi anni su Internet, che deridono il regime.
Con l’accesso a Internet ormai ristabilito, per quanto le connessioni siano molto rallentate, nessuno sembra avere ormai paura di esprimere il proprio dissenso.

PETIZIONE PER PATRICK ZAKI

Il capo delle forze armate, generale Min Aung Hlaing

Il rischio è però che una popolazione giovane, senza memoria della repressione della “rivoluzione di zafferano” del 2007 e ancor meno del massacro
che schiacciò le proteste pro-democrazia nel 1988
, sottovaluti la determinazione di un esercito che si sente il garante indispensabile della stabilità nazionale e ha enormi interessi in ballo.

COLPO DI STATO IN MYANMAR

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Perchè in Myanmar i manifestanti mostrano “il saluto delle tre dita”?
Nel romanzo fantascientifico Hunger Games, di Suzanne Collins, il saluto delle tre dita rappresentava la solidarietà in un mondo distopico in cui i ribelli combattevano per la libertà contro un tiranno onnipotente.
Il gesto è stato fatto per la prima volta in Thailandia pochi giorni dopo un colpo di Stato militare nel maggio 2014 che ha causato indignazione tra gli elettori di tutto il regno. In seguito è stato vietato.