CORONAVIRUS, secondo l’ultima scoperta degli scienziati, anche il MAL DI TESTA è UN SINTOMO

Il MAL di TESTA è un SINTOMO del COVID-19! Ecco l'ULTIMA scoperta degli SCIENZIATI

Abbiamo visto in questi mesi quanti SINTOMI, alcuni STRANI, possono essere associati ad un possibile contagio da CORONAVIRUS. Sappiamo bene che Sars-Cov-2 non attacca soltanto i polmoni, ma molti altri organi, fra cui cuore, cervellofegatopellereni. Alcuni studi mostrano che a livello cerebrale possono presentarsi sintomi neurologici di vario genere, da quelli lievi, come la cefalea fino a patologie gravi come encefalopatie e a eventi acuti come l’ictus.

In queste ore però, una ricerca conferma il possibile sviluppo di “allarmi neurologici” e svela per la prima volta un meccanismo con cui COVID-19 riesce a invadere il cervello di alcuni pazienti più gravi. Lo studio (che potete leggere QUI) è stato condotto dalla Yale University. E dunque, il CORONAVIRUS può comportare un semplice MAL DI TESTA o altri sintomi transitori, ma ci sono anche casi in cui le complicanze sono più gravi. L’infezione cerebrale è rara e riguarda soltanto alcuni pazienti con Covid-19 molto grave, ma non deve essere esclusa, soprattutto nelle persone che hanno un’elevata carica virale o sono più suscettibili a livello genetico.

Cosa hanno osservato gli SCIENZIATI? Che in alcuni pazienti con forme Covid-19 importanti, il virus penetra nel cervello e raggiunge i neuroni. In questa situazione “succhia” l’ossigeno circostante portando le cellule cerebrali alla morte. Un’invasione estesa può essere fatale in tempi rapidi. La conferma arriva anche dall’autopsia di pazienti deceduti che mostra un ampio coinvolgimento cerebrale. E’ stato rilevato inoltre la presenza del virus nei neuroni corticali mentre l’infiltrato immunitario era modesto. Questo elemento confermerebbe l’ipotesi che il danno sia dovuto maggiormente a un’infezione diretta piuttosto che ad altri meccanismi legati all’eccessiva attivazione immunitaria.

Ma bisogna anche dire, che di risposta all’infezione ai neuroni, c’è una risposta immunitaria alta e la presenza di anticorpi nel liquido cerebrospinale. Ancora il risultato è preliminare ma la ricerca è importante e potrà fornire risposte utili soprattutto ai pazienti a maggior rischio cerebrale.